da "CORRIERE MERCANTILE" 2 Dicembre 2003

IN DIECI ANNI CALO DEL 6,2% DEI RESIDENTI, AUMENTANO GLI ANZIANI
Liguria ancora più vecchia
Nella regione scende la disoccupazione, ma a Genova sale

Anche se, velenosamente, Samuelson ha definito gli statistici quelle persone che alla domanda "come sta tua moglie" rispondono "rispetto a chi?", la valanga di dati comparati (tra Liguria e resto d'Italia, e pure tra la regione ligure e le altre aree dell'Unione Europea) permette di conoscere lo stato di salute della zona compresa tra Ventimiglia e Sarzana. Messo a punto da Unioncamere Liguri, Regione e Istat, l'annuario statistico Liguria 2003, presentato a Palazzo San Giorgio, fa emergere un itratto in chiaro-scuro della nostra regione, con la popolazione che continua a diminuire e ad essere più anziana, dove crescono gli studenti universitari ma diminuiscono i giornali venduti, aumentano i traffici portuali e le imprese, scende il numero dei disoccupati, il turismo segna il passo, si moltiplicano le aziende agricole che scelgono il biologico ma non decolla la raccolta differenziata dei rifiuti. Tra il 1991 e il 2001 la popolazione ligure è scesa di 104.499 persone, con un calo del 6,23% nel decennio (addirittura del 15% dal 1971 al 2001). I residenti nella regione sono 1.571.783, gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 25% della popolazione, il 23,9% delle persone sono single. I giovani sono pochi ma istruiti, come testimonia l'aumento degli iscritti all'Università di Genova (oggi sono 40.442) e pure alle superiori. Sono solo il 18,8% il numero dei liguri che leggono un quotidiano con una diminuzione dello 0,4% rispetto al 2001. Calano i ricoveri, aumenta il day hospital, dopo anni di continua crescita diminuisce del 5,56% la spesa farmaceutica. La natalità è la più bassa d'Europa (6,8% contro il 9,8%), l'età media di anni 46,3 contro 41,5 (ancora ultimo posto).
(march.)


da "AFFARI & FINANZA" 20 0ttobre 2003


RAPPORTO TERZA ETA’

La situazione/ continua a crescere l’aspettativa di vita nel nostro paese: appena vent’anni fa solo il 49%
dei sessantenni arrivava a 80 anni, oggi il traguardo è centrato dal 63% degli italiani.

di LUISA GRION

C’era una volta l’Italia degli anni Cinquanta, quella dove il capofamiglia aveva meno di trent’anni e nella sua Cinquecento comprata a rate stipava due o forse più figli. L’età media era di 29 anni e gli ultrasettantenni erano tre milioni. Oggi quel paese non esiste più: a dominare sono i “magnifici quarantenni” che di figli ne hanno sì e no uno. Gli over 70 sono sette milioni e mezzo e da qui al 2040 ne è previsto il raddoppio. Non c’è dubbio quindi: s’invecchia. E il fatto in sé è destinato a cambiare la società e l’economia. Oltre, come si è già visto, le pensioni.
Le cifre parlano chiaro e i confronti pure: se appena vent’anni fa solo il 49 per cento dei sessantenni raggiungeva gli 80 anni, oggi il traguardo è centrato dal 63 per cento. Le pantere grigie avanzano e, visto il crollo delle nascite, acquistano “peso”. In Italia come nel resto dell’Europa. Cosa comporta questo? Più spesa sociale, una maggiore richiesta di servizi rivolta alla terza età ( anche perché le famiglie non riescono più a fare da cuscinetto) e la necessità per le aziende di modificare le strategie, sia sulla produttività che sull’offerta.
Di spesa sociale e previdenza si è parlato molto nel dibattito che ha preceduto e che continua a infuocare gli opposti fronti riguardo alla riforma del governo Berlusconi. La soluzione prevede al momento un aumento dell’età contributiva necessaria per avere diritto all’assegno, incentivi a restare al lavoro e disincentivi per chi sfrutta la possibilità di andarsene prima. Non si tocca per adesso il limite d’età che resta ai 60 anni per le donne e ai 65 per gli uomini. L’invecchiamento della popolazione, dunque, non “obbliga” ancora a lavorare più a lungo. E questo la dice lunga sul dibattito che c’è attorno alla “qualità” di tale avanzamento d’età.
Per quanto riguarda la spesa per gli altri servizi sociali vige, nel paese, l’ormai “solito” gap fra Nord e Sud. Considerato il “peso” della categoria “anziani” i Comuni cercano –tagli della Finanziaria permettendo- di mantenere, e dov’è possibile aumentare, la quantità di servizi, privilegiando quelli a domicilio. Ma nei fatti l’offerta continua ad essere molto inferiore rispetto alla domanda e penalizza le città meridionali. Mettendo a confronto i bilanci dei centri più importanti si scopre infatti che a Napoli e Potenza i livelli di spesa corrente pro-capite destinati agli anziani sono tra i più bassi in assoluto fra quelli italiani (pur tenendo conto del fatto che al Sud ci sono più giovani) e sono almeno cinque volte inferiori a quella di Milano e Bologna. A Roma fra il 2000 e il 2002 le risorse a favore degli anziani sono aumentate del 32 per cento e, nonostante i tagli imposti dal Patto di stabilità, la quota resterà costante nel 2003. Nello stesso periodo Milano ha invece incrementato quella voce di spesa del 18,2 per cento. Quest’anno Bologna e Aosta (che già ha una quota record di spesa sociale procapite per anziano di 146 euro) intendono rimpolpare la quota di spese destinata alla fascia di oltre il 5 per cento.
Segno che le amministrazioni stanno tenendo conto delle crescenti esigenze che agitano il settore (numero di anziani in crescita e reddito medio da pensione comunque basso) e del suo crescente peso politico ed elettorale.
Infine le aziende,. di fronte all’invecchiamento della popolazione i problemi che si trovano ad affrontare sono due: il primo è quello della produzione (dove è ormai da tutti riconosciuto come la presenza di lavoratori extracomunitari sia una risorsa irrinunciabile) e della produttività (che dovrà aumentare per sostenere il confronto con il crollo della popolazione in età lavorativa).
Il secondo riguarda l’offerta da immettere sul mercato. Young & Rubicam ha preparato una ricerca ad hoc sulle strategie da adottare in presenza di un rafforzamento della clientela adulta. “L’invecchiamento dell’Europa -vi si legge- rappresenta un problema non solo per i governi, ma anche per i produttori di beni da consumo”. Le leggi del marketing sono spietate e considerano “vecchio” dal punto di vista delle vendite il consumatore over 35. Dopo quella età, si nota, l’interesse verso nuovi prodotti precipita velocemente. Crolla la dipendenza dallo shopping e dai marchi di “tendenza”.
La “fascia” consuma di meno rispetto ai giovani –anche perché non ha più alle spalle “famiglie con cinque bocche da sfamare”- ma pesa molto di più ed è più difficilmente conquistabile. A chi non intende specializzarsi su un mercato destinato in futuro a diventare di nicchia (quello al di sotto dei 35 anni) gli analisti consigliano di cambiare strategia: meno immagini e più sostanza. Più contenuti e più riferimenti alla qualità intrinseca del prodotto. Non è detto che sia un male. Resta poi il problema filosofico: quella di una anzianità sempre più diffusa, ma non ancora socialmente accettata. Per cui la cosa più importante –al momento- è ancora far finta di essere giovani.


da "AFFARI & FINANZA" 20 ottobre 2003

NONNI ON-LINE, GRANDE SCOMMESSA DELLA NET-ECONOMY
Il boom dei portali dedicati agli over 50 dove non si trovano solo informazioni sanitarie

di PAOLA JADELUCA

Roma
I giovani partono per le vacanze, ma i nonni non restano più soli: con questo slogan è partito l’ estate scorsa l’ Internet point milanese dedicato agli over 50. Realizzato da www.intrage.it , il portale della terza età, in collaborazione con il sindacato confederale Cisl e federazione Nazionale dei Pensionati della Cisl, che del portale è il promotore, il cyberpoint milanese è l’ennesima tappa di un progetto ambizioso che mira ad accompagnare nel mondo del web anche i meno giovani, aprendo in tutta Italia strutture ad hoc dove fare informazione e, soprattutto formazione. Il centro milanese è situato in Via Vitruvio, a due passi da Corso Buenos Aires, in pieno centro. Segno che si tratta di un progetto al quale si vuole dare visibilità e accesso a tutti.
Non più favole ai nipoti e ore seduti passivamente davanti alla tv. Oggi i nonni preferiscono il pc. E Internet, che apre loro le porte del mondo con un solo clic. D’altronde, perché stupirsi. Si chiamano nonni, ma in questa categoria rientrano oggi persone giovani, spesso impegnate in attività sportive e sociali. Che, indipendentemente dal titolo di studio, presentano comunque una vitalità e freschezza mentale da far invidia alle nuove generazioni. I giornali sono pieni di casi esemplari, storie di nonne e nonni che, come manager d’assalto, girano sempre col loro pc portatile. E il mondo di Internet si adegua. Nei prossimi anni, dicono le statistiche europee, si allargherà enormemente il mercato dei prodotti e servizi per la terza età, in particolare nel settore sanitario. E in questo mercato sono compresi anche i servizi Internet. Spuntano qua e là portali esclusivamente dedicati alla terza età. Come Intrage.it, appunto, nato nel 2000 e che nel giro di tre anni ha fatto registrare un vero e proprio boom. In generale quelli presenti in Rete sono per lo più siti generalistici, caratterizzati da un linguaggio sintetico, con particolare attenzione a tematiche medico-sanitarie di assistenza.
Rientrano in questa tipologia siti come www.anziani.it o www.informanziani.it e Terzaetà (www.terzaeta.com).
Ma un fenomeno va tenuto d’occhio. Alle informazioni specificamente sanitarie si accompagnano offerte di pacchetti promozionali dedicati per esempio alle vacanze. Vacanze su misura per la terza età, con prezzi scontati e facilitazioni su misura.
È la grande scommessa della new economy: portare in rete anche la terza età. L’invecchiamento demografico è un’occasione d’oro per gli strateghi del web che hanno fiutato il nuovo business dei capelli bianchi on line. Così, in tutto il mondo, si moltiplicano i website dedicati agli over cinquanta. I primi anche in questo sono stati gli americani. Un caso emblematico Thirdage. Con quasi due milioni di visitatori al mese e con circa 500.000 abbonati offre ai “nonni multimediali” chat, news, consigli per la salute. Tra i temi caldi: come diventare un “magnete dell’amore”, una calamita in grado di attirare l’interesse di tutti.


da "IL SOLE 24 ORE" 26 Settembre2003

I CONSUMI DELLA TERZA ETA’:UN SEGMENTO DI MERCATO SEMPRE PIÙ RILEVANTE:
SONO OLTRE 14 MILIONI LE PERSONE OLTRE I 60 ANNI

Anziani, un "business" da 15 miliardi

MILANO.
Gli anziani sono un grande segmento di mercato, stimabile in almeno 15 miliardi di euro, ancora poco servito dalle imprese industriali e dalle catene della distribuzione. Secondo le analisi dell’associazione 50&Più Fenacom (Confcommercio), che saranno presentate oggi a Riva del Garda (Trento), la quota degli ultrasessantacinquenni in Italia è pari al 16,8% della popolazione e tale quota dovrebbe salire al 23,6% entro il 2020.
Gli anziani in Italia sono oggi circa 11 milioni e passeranno a oltre 12 milioni nel 2010 e sfioreranno i 14 milioni nel 2020. Se si considerano i sessantenni la quota di 14 milioni di persone è già superata oggi. In particolare gli anziani italiani lamentano il fatto di non godere di strategie mirate nei loro confronti sia da parte degli enti pubblici, sia da parte delle aziende: buona parte (45%) degli intervistati lamenta una condizione di marcato disagio, a differenza della media degli altri principali Paesi Ue (Francia, Germania e Gran Bretagna) dove la condizione dell’anziano è valutata in maniera molto più soddisfacente. Comune comunque la richiesta di una politica europea mirata .
Il 25,9% degli anziani italiani vive in casa da solo e il 32,1% con il coniuge o un convivente, mentre si registra una quota del 31,4% che abita con coniuge e figli. Quest’ultimo è un tratto distintivo della società italiana (e di quella spagnola, dove tale quota è pari al 27,5% del totale), mentre non viene riscontrato in Francia (solo il 6,4% degli anziani vive con coniuge e figli), Germania (6,7%) e Gran Bretagna (7,3%). Gli anziani italiani sono poi tra i "più poveri" d’Europa: il 19,3% ha un reddito netto mensile inferiore ai 500 euro a fronte dell’1,3% della Francia, del 3,6% della Germania e del 17,1% della Gran Bretagna; solo in Spagna si registra una quota del 37,8 per cento.
Inoltre il 37,9% degli anziani italiani ha un reddito tra i 500 e i mille euro al mese e il 23,2% vive con un ammontare tra i mille e i 1500 euro. Anche nel primo caso l’Italia vince il confronto con la Spagna (37,9%) ma perde quello con Francia (8,1%), Germania (17,1) e Gran Bretagna (33,7%). Resta alto l’apporto finanziario per figli e nipoti: il 20,9% degli anziani italiani trasferisce denaro ai figli fuori casa, e tale percentuale passa al 21% nel caso di figli adulti in casa a differenza di Spagna (19,6%), Francia (3%), Germania (8,5%) e Gran Bretagna (3,1%). Inoltre il 14% dei "nonni" italiani trasferisce stabilmente risorse finanziarie ai nipoti.. In quest’ultimo caso la Spagna ci supera di gran lunga (32,9%), mentre Francia (2,6%), Germania (9,3%) e Gran Bretagna (0,9%) sono lontane.
Dall’indagine svolta dalla società Ermeneia (diretta da Nadio Delai) per Fenacom emerge inoltre che il 68,5% degli anziani italiani trasferisce ai figli fuori casa almeno 500 euro l’anno e il 25% del campione sale anche a quota 1.500 euro. Per i figli in casa il 34,7% degli anziani italiani trasferisce tra i 500 e i 1.500 euro.
La spesa media mensile delle persone sole con oltre 64 anni – in base alle stime dell’Istat – supera i 1.100 euro e sale a circa 1.800 euro nel caso di coppie senza figli. La quota degli anziani sul business vacanze resta limitato: la quota degli ultrasessantacinquenni si attesta al 19,4% del movimento complessivo.
In base ai dati consolidati dell’osservatorio 50&Più Fenacom sono state individuate tre tipologie di comportamento di consumo in base alla spesa mensile sostenuta in rapporto al reddito totale netto percepito: il 20% circa degli anziani italiani spende fino a 20% del proprio reddito per alimentari il 50% ne impiega tra il 21% e il 40% e un 25% all’incirca spende tra il il 41% e il 60% del proprio reddito; mentre la parte restante utilizza più del 60% del proprio reddito per gli alimentari. Nell’ultima rilevazione sui livelli di spesa il 69% circa degli anziani ha dichiarato di godere di un reddito netto mensile familiare intorno ai 900 e per il 13% il reddito si attesta grosso modo sui 2.400 euro.
VINCENZO CHIERCA

Negli spot sono garanti di qualità e tradizioni

Milano.
Per una volta la pubblicità sembra in ritardo sui tempi. Le campagne pubblicitarie promozionali puntano solo in modo marginale sulla terza età: in televisione e a ruota sugli altri mezzi di comunicazione imperversano persone giovani, belle e sorridenti. A volte nonni e nonne diventano testimonial di saggezza per raggiungere indirettamente altre fasce di età, spesso sono portatori di valori e tradizioni ma quasi sempre negli spot si evita l’immagine della vecchiaia: tralasciando in questo modo una fascia di popolazione sempre più numerosa e determinante anche per i consumi.
"Nel nostro Paese la povertà di linguaggio della comunicazione limita le possibilità e utilizza una corrispondenza perfetta tra consumatore e rappresentazione: il target viene sempre rappresentato", spiega Roberto Vaccà, direttore creativo di Bgs. E così si fanno vedere i bambini per vendere giocattoli, e gli anziani solo per promuovere adesivi per dentiere: target determinante solo per i prodotti strettamente legati all’invecchiamento. "Forse – dice Vaccà – questo avviene anche perché gli anziani hanno grande disponibilità di tempo, ma non sempre hanno una rilevante propensione al consumo".
Cresce tuttavia nell’opinione comune la sensibilità verso gli over 65 e anche i messaggi pubblicitari si adeguano: le fasi di vita sono sempre più percepite come una condizione psico-fisica e i creativi si adeguano ai tempi. Da anni una nonnina raccomanda la candeggina Ace per smacchiare i tessuti, o prepara il caffè Lavazza. Ma oggi la signora di una certa età è diventata più dinamica e allora la si raffigura in cucina mentre prepara al nipote i prodotti pronti freschi della Findus.
"Nella recente campagna di Tim – dice Ezio Campellone, direttore centrale sviluppo new business della Armando Testa – facciamo leva proprio sul rapporto nonna e nipote. La modella polacca Kasia Smutniak e un’anziana signora sono protagoniste di alcune piccole storie sulla spiaggia, al concerto rock, scambiandosi messaggini sul cellulare: in modo simpatico e divertente, abbiamo così cercato di allargare il target per un servizio di telefonia mobile che non è strettamente legato ad una fascia d’età ma che al contrario può essere utile a tutti".
La stessa operazione ha fatto la Kraft con Philadelphia. Nello stesso spot erano presenti tre generazioni: il bambino, la ragazza Kaori e l’attore Gianrico Tedeschi. Ancora una volta per rassicurare sulla qualità del prodotto.
L.V.

Per i senior citizen americani tanti servizi e promozioni

LOS ANGELES.
In America guai a chiamare chi ha più di 65 anni col termine di "anziano".
Gli "over 65" sono "senior citizen", una parola che evoca rispetto deferenziale. Non a caso per le aziende americane i "senior citizens", un esercito di 35 milioni di cittadini (e un mercato da oltre 600 miliardi di dollari l’anno), sono infatti una categoria di consumatori corteggiata assiduamente con innumerevoli agevolazioni, sconti e promozioni.
Basta entrare in qualsiasi centro commerciale per capire il ruolo del consumatore "senior". Interi piani dei garage sono riservati agli anziani con handicap; all’uscita degli ascensori sono parcheggiate piccole vetture elettriche per facilitare gli spostamenti nei grandi spazi. Inutile aggiungere che ogni garage, ogni marciapiede, ogni piano, ogni negozio e ogni toilette pubblica è priva di barriere architettoniche.
Non è solo il buon cuore degli urbanisti ad avere abbattuto le barriere architettoniche nei luoghi pubblici. Il senior citizen ha ripetutamente invocato il diritto a non essere discriminato anche quando fa shopping. Ogni autobus a New York è dotato di pedane mobili; a Los Angeles i marciapiedi consentono l’attraversamento della strada senza dover mai salire un solo gradino.
I senior citizen americani sono anche una potenza in politica. La American association of retired citizens, un’organizzazione dedicata a proteggere gli interessi dei pensionati, è oggi una delle lobby più influenti. Ed è questa la ragione per cui nessun presidente ha avuto finora il coraggio di riformare radicalmente il programma della social security (la previdenza). La Aarp offre anche una vasta gamma di servizi ai suoi 30 milioni di iscritti, dai corsi di aggiornamento per la guida a informazioni sulla salute e il tempo libero all’assistenza psicologica.
È il mondo commerciale ad aver meglio capito il potenziale dei consumatori senior (il 14% del totale). I senior citizen hanno limitata mobilità, redditi fissi, e problemi di salute ma allo stesso tempo hanno una gran quantità di tempo libero e sono consumatori fedeli. I ristoranti offrono cene a basso prezzo tra le 5 e le 7 di sera, le linee aeree danno senior coupon per chi viaggia nelle stagioni morte, alcune compagnie di assicurazione offrono facilmente polizze mediche, gli operatori turistici offrono viaggi e crociere avventurose destinate agli "active retired", ovvero a chi è tecnicamente un senior ma ha ancora l’energia per esplorare il mondo.
DANIELA ROVEDA


da "IL SECOLO XIX" 22 maggio 2003

Nel nostro paese il 18% della popolazione è over 65.

ITALIA, LA PIU' VECCHIA DEL MONDO

Roma.
L'indice di vecchiaia più alto al mondo, nonché la speranza di vita più lunga e la popolazione più anziana dell'Ue; il rapporto annuale dell' Istat fotografa una ealtà che non lascia spazio ai dubbi: l'Italia è un paese di vecchi. Una situazione che produce un debito demografico non indifferente in termini di previdenza, assistenza e spesa sanitaria. A consegnare il dominio agli ultra sessantacinquenni, oltre a una speranza di vita che cresce costantemente, è un altro fenomeno che caratterizza l' Italia degli ultimi anni, il tasso di fecondità, che è uno tra i più bassi in assoluto: basti pensare che nel 2002 il numero di figli per donna è stato di 1,26, mentre la media europea (nel 2001) era di 1,47. C'è da dire però che una certa ripresa è in atto, rispetto agli anni "neri" in cui il tasso di fecondità è arrivato al record negativo di 1,19 figli per donna. Secondo il rapporto, nel 2002 la speranza di vita in Italia è di 76,8 anni per gli uomini, e di 82,9 per le donne.
Numeri, in entrambi i casi, di un anno superiori alla media europea.
E proprio nell' Unione, l'Italia ha un primato: quello del paese con la popolazione più anziana. Nel 2000, infatti, gli ultra sessantacinquenni erano il 18 per cento della popolazione, contro il 16,2 per cento che è la media dell' Unione europea. Ai primati europei si aggiungono quelli mondiali e così l'Italia detiene il record del mondo dell'indice di vecchiaia: per ogni 100 giovani al di sotto dei 15 anni ci sono 133 persone al di sopra dei 65